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Full text of "Sugli ultimi fatti di Bologna : racconto / di B. Del-Vecchio."

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B. DEL-YECCHIO, 




BOLOGNA Ì848 



TIPOGRAFIA DI GIUSEPPE TIOCCHI. 






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JLjra scritto negli annali dell'Eterna Giustizia 
che quella stessa Città la quale un giorno domò 
V ardire dello Svevo Imperatore, fugandone gli 
eserciti ed imprigionandogli perfino il figliuolo , 
dovesse nel 1848 rinovellare il glorioso esempio 
su' malaugurati discendenti di lui: appalesando cosi 
ad Àllemagna come non sia spenta negl* itali 
petti la scintilla di gloria , e come la straniera 
oltracotanza, presso un popolo che senta la pro- 
pria dignità , non sempre rimanga impunita. Il 
giorno 8 d' Agosto 1848 , mentre segna nuova 
pagina di vergogna nell'Istoria dell'implacabile 
Nemico d'Italia, scolpisce novellamente a carat- 



4 

teri, indelebili il valore Bolognese, ne' fasti di 
questa nostra illustre e in uno sventurata Patria. 

Il 2 di questo mese, il Signor Tenente Ma- 
resciallo Welden , Comandante il corpo di riser- 
va dell'Armata Austriaca, passato il Pò con al- 
P incirca 8,000 uomini, giungeva in Ferrara pre- 
ceduto da un Proclama; la natura del quale sen- 
do coerente alle benigne massime del suo Go- 
verno , negli animi veramente italiani quelP ef- 
fetto produsse, che tutto ciò che senta d'austriaco 
in essi partorisce; voglio dire orrore e racca- 
priccio. 

Io riporto qui per intero cosiffatto Docu- 
mento, e sia imparziale giudice la storia della 
baldanza e insieme delle vandaliche intenzioni di 
gente, che affettando uno squisito incivilimento , 
e propugnando oltr* alpe i suoi diritti e i sacro- 
santi principii di nazionalità , discende in Italia 
sotto le Costituzionali Insegne, e vi arreca rapine 
e stupri, incendi e morti. Ne basta ciò: quasi fosse 
giusto l'ingiusto, legge il delitto, onore l'igno- 
minia, l'austriaco aggressore facendo pompa di 
nefande gesta , invade burbanzoso i domiuii altrui 
con alla testa il trofeo del terrore e della ven- 
detta. 



ECCO L' AUSTRIACO PROCLAMA. 

« Agli Abitanti delle Legazioni. 



Per la seconda volta passo il Po colle mie 
truppe a disperdere le bande che non cessano di 
turbare la pace e V ordine pubblico. 



5 

Il Santo Padre vostro Signore, ispirato dal 
sacrosanto ufficio di cui è investito, più volte 
protestò di non volere la guerra. 

Ciò nullameno le truppe Pontificie e gli Sviz- 
zeri da lui assoldati pugnarono contro V Austria a 
Treviso ed a Vicenza, e vinti, capitolarono ob- 
bligandosi per tre mesi di non riprendere le ar- 
mi contro V Impero. Guai a loro se violassero i 
patti; tengo registrati i loro nomi, e lo sleale 
che cadesse nelle mie mani non avrebbe che ad 
attendere il meritato supplizio. 

Le mie mosse sono dirette contro le bande 
che si chiamano Crociati, contro i faziosi che in 
onta al proprio Governo si affaticano d* inganna- 
re il buon popolo con menzogne e sofismi e 
d* infondere un odio ingiusto ed assurdo contro 
una Potenza sempre stata amica. 

Trenta e più anni or sono , 1' Austria con- 
quistò le Legazioni, considerate il gioiello degli 
Stati Pontificii, e le restituì con nobile disinte- 
resse al legittimo Sovrano. 

Le continuate amichevoli relazioni ed i re- 
ciproci riguardi di buon vicinato dovevano raf- 
fermare sempre più la pace fra i due popoli ; 
se non che un abbominevole fanatismo 9 la 
smania di arricchire ed ingrandire a spese del 
popolo e le mire ambiziose per arrogarsi il go- 
verno medesimo, crearono un partito sempre ir- 
requieto che cuopre il vostro pacifico e fertile 
paese, di miseria , di guerre , e delle distruzioni 
che ne sono le inseparabili conseguenze. 

E ormai tempo di porre un argine a tanto 
disordine. Dove la voce della ragione non potrà 
penetrare mi farò ascoltare co' miei canuoni. 

Lungi da ogni idea di conquista , mai colti- 



6 
vata dall' Austria riguardo al vostro paese , giac- 
ché diversamente ne avrebbe con tutto il diritto 
conservato il possesso trenta anni fa , io intendo 
solo proteggere i pacifici abitanti , e conservare 
al vostro Governo il dominio che gli viene con- 
trastato da una fazione. 

Guai a coloro che si mostrassero sordi alla 
mia voce od osassero di fare resistenza. Volgete 
gli sguardi su gli ammassi fumanti di Sermide. 
Il paese restò distrutto perchè gli abitanti fecero 
fuoco su miei soldati. 

Dato dal mio Quartier generale di Bondeno 
il 3 agosto 1848. 

Il Tenente Maresciallo Comandante la Riserva 

Welden. 

La sera del 3 giungeva in Bologna un co- 
si maledetto scritto, e non andò guari che si dif- 
fondesse con sorpresa ed ira nell'universale; ma, 
tant' era strano ed incompatibile, che molti lo 
sperarono apocrifo, ed una delle solite invenzio- 
ni dei trafficanti la stampa. 

1/ indomani però tutti ebbero, malgrado lo- 
ro, a persuadersi della sua reale esistenza , con- 
ciosiacchè oltre al pervenire parecchie copie di 
esso a questi ed a quello, si ebbe certa notizia 
che il nominato Generale ne aveva ordinata Taf- 
fissione ne' varii canti della città di Ferrara, e 
contemporaneamente la nostra Lagazione ricevet- 
te con apposita staffetta l'avviso che le mandava 
il Ferrarese Governo, che T Austriaco, si diri- 
geva a questa volta ed aveva intimato alle Trup- 
pe Pontificie colà stanziate di sgomberare tosta- 
mente la città e di rinculare per ogni dove egli 
si avvanzasse co' suoi armati. In quel giorno me- 



desimo e nel di seguente vedemmo infatti giun- 
gere in Bologna le milizie che stanziavano in 
Ferrara. 

All'annunzio di così infausta novella, i ge- 
nerosi fremettero , e quasi V intero popolo dubi- 
tò del Pontefice e lo ritenne di perfetto accordo 
coir Austriaco Signore. 

Non è io penso chi possa immaginare po- 
tere un subalterno austriaco spingere tanl' oltre 
T audacia , si da avvanzare di sua sola volontà 
parole che dieno argomento a supporre collisione 
col Sovrano Pontificio ; eppure il Motu-Proprio 
del Pontefice, in data del 2 e pubblicato in Bo- 
logna il 6, appalesa nel Papa , il Sovrano che 
impone a' suoi sudditi di sorvegliare alia sicu- 
rezza del proprio territorio e difenderlo all' uo- 
po (1). Gran parte del popolo sosteneva doversi 

(1) Ma perchè non pubblicare quel Motu-Ppoprio a 
tempo debito ? Perchè celarlo , quando ben dovevasi at- 
tendere che private persone lo avrebbero per certo ri- 
cevuto e quindi reso di pubblica ragione ? Non fu egli 
un grave errore il tenerlo nascosto ? INiuno saprà per- 
suadermi che il Governo di Bologna non lo ricevesse da 
Roma ufficialmente e prontamente : s'egli non 1' ha pub- 
blicato perchè così vennegli imposto da Roma , in allo- 
ra convien dire che noi popoli siam guidati dai sovra- 
ni non altrimenti di fantocci dai Buratinaj : se poi non 
1' ha pubblicato che per sua mera volontà e diremo 
per prudenziale veduta , ha incorso in grave fallo , con~ 
ciossiacchè sì aggravasse per tanto silenzio la situazione 
del paese. 

Due grandi mali avvennero da così improvvida ri- 
tardo : il primo si fu che il Popolo sino al giorno 
6 non irragionevolmente sospettò il Sovrano in collisio- 
ne coli' Austr ia : il secondo che quando nel giorno 6* il 
popolo fu a parie delle intenzioni sovrane ( o per dir 
meglio di quelle discorse nel Motu-Proprio) dubitò e 
n' ebbe donde della fede dei Governanti la Città. 



8 

fare resistenza e non dare alP Europa V ignomi- 
nioso spettacolo d' una città la quale volonterosa- 
mente apra le porte all'invasore. Qua e là scor- 
gevansi ammulinati assembramenti , e ad un trat- 
to riunendosi le masse nella magnifica Piazza del 
Nettuno determinaronsi di accorrere alla residen- 
za del Pro-Legato , chiedergli armi ed ogni mez- 
zo di difesa. 

Detto , fatto, il Palazzo Governativo fu sti- 
pato di gente <T ogni ordine che con incalzanti 
istanze dimandava il Preside, il quale onde acquie- 
tare il tumulto , fece rispondere che dal canto 
suo non avrebbe mancato di tutelare il patrio 
onore, siccome ciò che stavagli a cuore sopra o- 
gni altro bene terreno, 

Impertanto i tamburri battono a raccolta 
affine di chiamare la civica sotto V armi a cu- 
stodire l'ordine interno delJa Città; ma il Popolo 
che sperava quello fosse per lo contrario un prin- 
cipio di ostilità inverso il nemico, alquanto cai- 
mossi attendendone ansioso il risultamento 

Per ogni dove udivasi ripetere il grido al- 
l' arme , e ciascuno lieto v'accorreva pronto a 
sacrificare se stesso sulP altare della patria indi- 
pendenza. Però V impeto generoso del Popolo ve- 
niva bentosto fiaccato da un Proclama del Pro- 
Legato che raccomandavasi a tutt'uomo perchè si 
abbandonasse V idea della resistenza, laddove non 
era modo di continuarla orrevolmente. Ed in ap- 
poggio delle sue esortazioni soggiungeva che Je 
truppe estere al servizio della Santa Sede si erano 
ricusate di battere coli' austriaco stante la capito- 
lazione di Vicenza che loro nel vietava, ostacolo 
pure affacciato da altri corpi di linea; che man- 
cava la città d' ogni maniera di apprestamenti 



9 

militari che sarebbono occorsi onde ributtar la 
forza colla forza: e finalmente che Bologna per 
la sua topografica posizione è nel certo pericolo 
d* essere bombardata e distrutta tosto che il ne- 
mico riesca ad impadronirsi dei sovrastanti colli. 

Queste ed altre ragioni adduceva il Pro-Le- 
gato molte delle quali erano persuadenti ed agi- 
vano precipuamente su coloro che patendo all'ec- 
cesso il male di Nostalgia non vedevano pia in 
là della materiale salute del proprio focolare. (1) 

Di fatto sappiamo che la mattina del 4 , il 
governo volle si tenesse un consiglio di guerra 
nel quale si dicutesse se o non opporsi all' inva- 
sione ed anzi si fu in quel medesimo giorno ch'ei 
fece conoscere al popolo onde calmarne lo spirito 
effejescente, ed eziandio in appoggio della sua con- 
dotta, essersi trattata la tesi importantissima della 
difesa da esperti uomini d* arme ed avere essi repu- 
tato impossibile lo scerre a punto strategico la po- 
sizione della bolognese città. Però V accaduto del 
giorno 8 ha provato come ogni punto sia strategi- 
co alloraquando un intero popolo voglia veramente 
la sua indipendenza. Dio e il Popolo salveranno l'I- 
talia, ogni volta che il Popolo ami V Italia e Dio 
e per 1' uno e per l'altra combatta. 

1/ opinione dei comandanti le truppe si fu 
quella di abbandonare Bologna e di ritirarsi 
mano a mano inverso la Cattolica. 

Non valse un bellissimo progetto di difesa 
d* un anonimo che correva per le mani de* 
cittadini, in cui tracciavasi per intero il piano di 
battaglia; non le autorevoli parole del Mazzini 
testé pervenuteci da Milano con le quali racco- 

0) Proclama del 4 Agosto. 



10 

mandavasi agli italiani di opporre in ogni città 
disperata resistenza; né le esortazioni di que' tanti 
che volevano la guerra anziccbè V obbrobrio; le 
insinuazioni del Pro-Legato, uomo giustamente a- 
mato ed istimiato da' suoi concittadini la vinsero 
per quei giorno sulla determinazione del popo- 
lo e tutto fini col pattugliare di continuo la cit- 
tà , temendo non la plebe, impropriamente chia- 
mata canaglia o birichinaglia sotto il manto 
dell' amor nazionale nascondesse un qualche vi- 
le sentimento ; ma come ella disinganasse V o- 
pinione a suo danno preconcetta, vedremo più 
innanzi. 

Determinossesi adunque di piegare la fronte 
all' avversità del destino , e di prepararsi al ri- 
cevimento degli amatissimi ospiti, allontanando 
tutte le milizie italiane qui stanziate, che sotto il 
comando dell'illustre Colonnello Belluzzi beneme- 
rito della patria , dovessero insieme con Y altre 
sparse per le Romagne concentrarsi nella Catto- 
lica, punto formidabile atto a sostenere una lotta 
e nel quale altra fiata ebbe l'austriaco a morde- 
re la polve. 

Ma quale dolorosa sensazione non provarono 
Je anime italiane la sera del 4 , in veggendo co- 
si frettolosamente e quasi direi disperatameute 
partire da Bologna quella brava nostra gioventù 
che cedere doveva il proprio suolo alla rabbia te- 
desca che irrompeva già a gran passi inverso di 
lei ! Eroi di Vicenza e di Treviso, frenate lo 
sdegno; e serbate il valore ad altro momento; 
che sebbene sieno le sorti d' Italia gravemente 
compromesse , non perciò V Italia è perduta , che 
anzi la vera guerra dell'indipendenza incomincia, 
purché sappiam proffittarne, dalle nostre recenti 



11 

sconfitte. La sventura ci ammaestri , deponiamo 
ogni altro sentimento sulT altare della patria sa- 
lute , e a malgrado tutte 1* orde che dal Nord 
piombassero su di noi, V Italia sarà salva. Che 
non potrebbe una Nazione di 24 Millioni se vo- 
lesse propugnare ed ottenere la sua indipen- 
denza ? 

Riprendiamo l'istoria. 

Non conoscendo quali fossero le intenzioni 
de* nostri cari Padroni si apprestarono impertan- 
to delle buone letta e non pagliericci sudici o 
semplice paglia , roba degna solamente dei sol- 
dati italiani che qui stanziavano , perchè i Si- 
gnori Croati , Boemi , Ussari , e demoni simili, 
non sono avvezzi a patimenti , e seppure lo fos- 
sero noi loro obbedientissimi vassalli dobbiamo 
alleviarne le sofferenze ! ! ! 

Anzi fuwi alcun tedescante che voleva per- 
fino persuadere i militi che custodivano le porte 
della città , ad onorare le orde nemiche secondo 
le consuete regole militari , alla quale proposi- 
zione ebbe in risposta egli il primo V onore d'es- 
sere fischiato e preso a scherno ed a disprezzo. 

Un fremito convulso era dipinto sul vol- 
to d' ogni buon cittadino ed erano questi soltan- 
to che percorrevano la città , poiché i vili stava- 
no nascosti nelle loro case e gli Austro-Gesuiti 
gavazzavano ne* loro canili senza azzardare però 
di esporsi al furore d' una popolazione tremen- 
damente irritata. E questo stato degli animi che 
durava senza posa per tutto quel giorno induceva 
il Pro-Legato a metter fuori nella notte altro 
Proclama ; affine di calmare alquanto la terribile 
situazione proffittando del suo ascendente ; per- 
chè i più arrendevoli qui rimanessero sofferenti 



12 

alla tutela dell' ordine interno , e quelli di spi- 
rito e d' animo pia fermi seguitassero le bandie- 
re del prefato Belluzzi proclamato a Duce dei 
generosi che accorrevano con essolui al destinato 
punto di strategia. (1) 

Passò la notte del 4 senza che fossero accadu- 
ti disordini di veruna sorta; solamente seguitavano 
le partenze dei forestieri e di tutti i codardi o tristi 
patrioti che nel momento del maggiore peri- 
colo disertavano il posto ove chiamavali a ricuo- 
prirlo i doveri di cittadini e di sudditi. E qui mi 
piace di tributare elogi al complesso della Guar- 
dia Civica la quale ad eccezione di pochi Buon 
- a - nulla si mostrò degnissima della sua rappre- 
sentanza. 

Venuta la mattina del 5 , la Città pareva 
nella situazione di quelle cui da gran tempo un 
morbo micidiale avesse mietuta gran parte della 
popolazione. 

Gruppi di gente dispersa qua e là per le 
strade con nel volto dipinto lo squallore, richie- 
devansi reciprocamente del come andassero le co- 
se; e il governo veniva infrattanto avvertito da 
diverse comuni dell'occupazione Austriaca nel ter- 
ritorio della Provincia e in vari punti. 

Sulle strade corriere erano interrotte le uf- 
ficiali corrispondenze, pochi erano quelli che al di 
fuori azzardavano di transitare, e di qui non era chi 
volesse porsi in viaggio per verificare quanto voci- 
feravasi ; cosicché conveniva stare al detto di que' 
pochi del Contado i quali d'altra parte erano 
contradittori nelle loro relazioni. Egli era un vero 



(1) Proclama , nella stessa sera affisso. 



15 

stato d'angustia. Si sa che in simili circortanze 
le cose s'aggrandiscano, e fuvvi perfino chi as- 
serì essere il numero degli austriaci da 20 a 25 
mila. 

Tuttavolta però anche le fole traggono il loro 
principio da un qualche vero ; ed ecco da che 
avvenne che i villici raccontavano un numero cosi 
esorbitante. Gli Austriaci (che poi si verificaro- 
no non più di 4 mila) si divisero in tanti par- 
ziali corpi nelle strade del Ferrarese , del Cen- 
tese e del Modenese; e questi corpi si suddivisero 
in altrettanti piccole squadre che alternativamente 
or qua or là sbuccavano per le vie; cotesta lo- 
ro furberia facenvanli suporre assai più di quel 
che erano realmente. Talora si ascondevano fral 
Grani), tal' altra s' appresentavano d'improvviso 
ne' villaggi e per le case, fermando inoltre i po- 
chi che scontravano per via con mille inutili in- 
chieste, senza però arrecare offesa alcuna nelle 
persone. A mò d'esempio, un Parroco che avvia- 
vasi alla sua abitazione presso Casalecchio, fu fer- 
mato ed interrogato del perchè egli percorres- 
se lo stradale a queir ora, e* dove volesse di- 
riggersi. Avute le convenienti risposte che con 
qualche trepidazione quegli dette, gli fu ingiunto 
da un Capitano Austriaco, di attendere e non te- 
mere. Tratto dalla tasca una Guida, il Capita- 
no trovò la geografica posizione della dimora del 
Parroco, e quindi rivoltoglisi gli disse: Bene, 
bene , andate : là pure troverete dei nostri. 

Il Parroco , zitto zitto se ne parti, e credo 
si congedasse nello stesso modo che D. Abbondio 
si congedò dai Bravi di D. Rodrigo nelle vici- 
nanze di Lecco. Altri fatti simili a questo accad- 
dero in quel di e seppesi pur anco che i soldati 



14 

onoravano della loro presenza parecchie case di 
Contadini, da cui dopo aver mangiato e bevuto, col 
loro straziante linguaggio si partivano dicendo con 
malvagio soghigno pache Pie iVone. (paga Pio Nono) 

Ad ogni istante attendevasi la pessima noti- 
zia della loro funesta comparsa, ma il giorno 5 
trascorse senza vederli: né mancavano per conse- 
guenza chi sperava non vederli mai , come pur 
troppo non mancava chi dubitasse non vederli 
più. 

La mattina del 6 fu per Bologna terribile 
ma altrettanto solenne. Il popolo che dopo l'ar- 
rivo del corriere di Roma veniva a cognizione 
del Motu-Proprio Sovrano del 2, dalT oppressione 
in che gemeva, ad un tratto si rialzò ed argomen- 
tando T intenzione del Principe fosse di resistere 
al nemico, s'affollò nel Palazzo Governativo chie- 
dendone la pubblicazione; e il governo dopo ave- 
re alquanto titubato fu costretto farlo pubblicare 
ed affiggere ne'varii canti della città. (1) 

La Tipografia Governativa era assediata da 
una moltitudine che con gioia direi quasi feroce 
chiedeva copia di quello scritto sovrano; eppure 
il popolo anche qui mostrò buon senso ed amore 
alla legalità, perciocché si fu in quel momento che 
si senti forte de' suoi diritti e pago di non abusa» 
re del suo potere. Ma quale lacrimevole situazio- 
ne non diveuiva ella quella del Governo? Sospet- 



(-1) Sono queste le precise parole del Pontefice e 
sulle quali il popolo appoggiava la sua determinazione — ■ 
ti Abbiamo già detto, e Io ripetiamo anche addesso, es- 
ii ser Nostra volontà che si difendano i Confini dello Sta- 
li to, al quale effetto avevamo autorizzato il testé cessato 
li Ministero a provvedervi opportunamente, u 



15 

to al popolo che lo riteneva , sciente già da due 
giorni del volere sovrano,- sprovvisto affatto di 
mezzi di difesa, perchè avente in citta un solo 
Cannone smontato e due Compagnie di Carabinie- 
ri /l'aspetto minaccioso de'popolani, alcuni de'qua- 
li entrarono i Quartieri e munironsi di armi; le 
campane che suonavano a stormo con spessi colpi 
e spaventosi : le piazze che si facevano rase di 
persone e di robe per dar luogo ad apparecchi 
ostili : insomma egli trovossi in mezzo adi un 
vero laberiulo. Se non se dopo alquanti dibatti- 
menti si determinò di spedire una Deputazione 
al Welden con formale Protesta, ciò che fu fatto; 
avvertendone anticipatamente i Cittadini con ap- 
posito Proclama (1). 

Diffatto, plauditi dall'universale partono per 
alla volta di Cento dove supponevasi il Quartiere 
Generale di Welden , un Brunetti ed un Marti- 
nelli in qualità di Deputati, (il primo Presidente 
Regionario; Avvocato il secondo) lasciando l'intera 
città nell'ansia, d'udire quando che fosse la ri- 
sposta dell' Austriaco. Ma sino a sera avvanzata 
non ritornò la Deputazione, e quando il Popolo 
seppe che V Austriaco dopo d > averla con modi 
inurbani ricevuta, le die alteramente per tutta ri- 
sposta dimani all' ora sesta darò il riscontro in 
Bologna-, il furore trabboccò, e uomini, donne e 
fanciulli d'ogni età e d'ogni grado si disposero a 
far barricate, giurando di seppellirsi sotto le ro- 
vine della Patria anziché cedere un palmo di ter- 
reno all' inimico. 

La civica non può pia impedire il Popolo 

(1) In questa Protesta si risguardava come violazio- 
ne del territorio Pontificio V ingresso delle truppe. 



16 

d'impadronirsi di quanti fucili fossero ne' quar- 
tieri ed anche ne' luoghi privati. Tutti percorre- 
vano armati le vie, e la città era illuminata da 
faci che riflettevano una tetra luce su di coloro 
che alle diverse opere di difesa dcdicavansi. 

La posizione del Governo diveniva ognora più 
difficile, ed è pur d'uopo il confessare che a mi- 
norarne l'intensità, occorreva nientemeno del po- 
polo bolognese che per quanto sia generoso , al- 
trettanto è pieghevole ed intelligente. Bastò un 
Proclama del Pro- legato pubblicato alla mezza not- 
te, perchè tutta quella furibonda massa dispostissi- 
ma alla pugna si arrendesse alle istanze dell' ono- 
rato loro concittadino che con parole auterevoli ed 
affettuose ad un tempo, li pregava novellamente a 
desistere da una disperata difesa che senza alcun 
prò avrebbe (second'esso) posto a distruzione l'in- 
tera città. (1) 

Bestemmiossi la fatalità del caso, impercos- 
si contro ali 1 austriaco invasore, ma rassegnati ed 
obbedienti , si sciolsero le barricate , si sospesero 
le risolutezze dell'armi, cessossi dal ritoccare le 
campane , e tra il dispetto e la rassegnazione tor- 
naron molti alle domestiche mura in seno alle 
proprie famiglie. 

(!) Certo è che la vita integra menata dal Sig. Bian- 
chetti sino ad oggi in che lo ricuopre la canizie , non 
lascia negli onesti alcun sospetto sulla sua fede , ma 
pare a me che a petto all' onore del nome italiano ogni 
altro riguardo avrebbe dovuto tacere : Si fosse pur di- 
strutta Bologna : dalle sue ceneri a mille a mille sareb- 
bero surti i difensori e i rivendicatori della patria. E che 
è mai una città al confronto del riscatto d' una Nazione? 
Intanto se non avvenivano i fatti del giorno 8 e per cui 
Bologna si mondò nel lavacro di gloria , ella sarebbest 
sculto in fronte un marchio d'infamia. 



17 

La mattina del 7 tutta la città era circonda- 
ta dalle Troppe Imperiali che sebbene col mirto 
in sul Cappello e col cipiglio alquanto minaccio- 
so ed ostile, trepidavano assai e leggevasi nel lo- 
ro volto l'interno timore d'una sollevazione po- 
polare, sendo ancora fresche in esse le memorie 
delle cinque memorande giornate di Marzo in 
Milano. 

Alcuni picchetti di Dragoni facevano di trat- 
to in tratto delle scorrerie fissando principalmen- 
te la loro attenzione sui campanili delle Chiese 
di campagna, tremendo termometro, ad essi di 
sinistro augurio, siccome quello che loro incusse 
altrove. Finalmente dopo un consigliarsi ed atten- 
dere , eccoti una squadriglia di Dragoni cinque 
di numero, entrare la Porta S. Felice e dirig- 
gerst a Palazzo. Ninno de' nostri li accompagnò 
ed essi presentatisi bentosto al Pro-legato dimanda- 
rono la consegna di cinque Porte Urbane , coman- 
dando inoltre i preparativi dell'ingresso; se non che 
il magistrato non istimando conferire dì cosi gravi 
faccende con un semplice Ufficialuccio de' Drago- 
ni , si risolse di recarsi in persona dal Generale 
Austriaco che aveva posto il suo Quartiere nel- 
la Villa Davia fuori Porta S. Felice ; ed uni- 
tosi al Senatore , ed ai prefati Brunetti e Marti- 
nelli si diresse immantinente a quella volta col- 
T illustre comitiva. 

Ecco le conclusioni del loro abboccamento 
col Welden. 

» Non più cinque Porte Urbane ma tre , (e 
ciò col protesto d'avere relazione coli' interno). 

e Veruno ingresso di truppa armata in città. 

e Fornitura di vettovaglie a carico del co- 
mune y in luogo di contribuzione forzosa. 



18 

« Le Porte da occuparsi dagli Austriaci sa- 
ranno S. Felice, Maggiore, e Galliera. 

« Riconosciuta e rispettata la Guardia Civi- 
ca col dritto di tutti i posti tranne i tre conse- 
gnatali. » 

In quest'incontro voleva il Prolegato il rilascio 
di due compagnie Svizzere fatte prigioni dal Tede- 
sco a Bondeno contro ogni legge di guerra, perchè 
senza avvenire fra le parti alcuna preventiva in- 
cidenza , ma il Welden ricusò di consegnarle e 
non volendo confessare che la forza brutale non 
ha legge civile , addusse ragioni cosi magre che 
qui non fa di riportare. I soliti cavilli dell'Au- 
striaco ! — • (1). 

Non appena uscito dalla conferenza, il Pro- 
legato si affretta a pubblicarla al Popolo median- 
te Notificazione. 

Ma quale non fu la sorpresa allora quando 
mentre veniva annunziata siffatta convenzione 
e per cui avevasi in parte frenata Y ira che co- 
vava in seno, videsi come per incanto la maggio- 
re Piazza inondata di Cavalleria proveniente da 
Porta Maggiore e di fanteria che da Porta Gal- 
liera s'era partita , per a quella volta? Un fremito 



(4) Possiamo accertare la verità d'un curiosissimo 
accidente. Alcuni Svizzeri di quelli proditoriamente fatti 
prigioni dall' austriaco , giunti qua in seguito al conve- 
nuto concambio de' prigionieri avuti da noi nel giorno 
8 , raccontano eh* essi dovetteru figurare di compar- 
sa in Vicenza , nel modo seguente. Gli austriaci che il 
giorno 8 qui ebbero la rotta , a Vicenza proclamarono 
una Vittoria , nella quale i nostri mot ti sarebbero stati 
6,000, e molti e molti prigioni* eccovene V attestato , 
parlavano , e sì dicendo presentarono gli Svizzeri alla 
moltitudine. 



19 

universale s'udì , e molto s'ebbe a temere che il 
Popolo irrompesse in qualche eccesso. — fosse 
la solita strategia austriaca .che volesse per siffa- 
to modo eccitare tumulti, giustificando con essi 
le rapine e gl'incendi che aveva divisate di gra- 
var su Bologna, o che realmente i Comandanti 
di que'corpi non avessero ricevuta a tempo debi- 
to la copia della convenzione fatta col Pro-lega- 
to , vero è che costoro non prima la viddero fir- 
mata dal loro Capor diaccio, se ne tornarono là 
donde s'erano partiti; ciocche pure accadde ad 
un piccolo distaccamento di fanteria che entrato 
per S. Felice retrocedette tostamente — Non pe- 
rò nel corso della giornata tralasciarono le loro 
scorriere in Città , che anzi cosi ufficiali come 
soldati si permettevano di passeggiarne le vie co- 
me nulla fosse e quasi si trovassero tranquilli ne' 
loro possedimenti. 

Disgraziati ! non pensavano che ogni pietra 
ardeva sotto i loro piedi ed ogni volto d'uomo 
che incontravano aveva sculto lo sdegno e il de- 
sio di una presta vendetta. 

Il Welden serbando sempre il suo Quartier 
Generale nella Villa Davia , venne per maggior 
agio in città a desinare in compagnia del suo 
Stato Maggiore all'Albergo la Pensione Svizzera, 
altrimenti detto, Grande Albergo, 

Graziosissima visita per la quale il Proprie- 
tario di quell'albergo ebbe a patire gravi disgu- 
sti; perrocchè nel giorno 10 quando già costo- 
ro erano stati cacciati, alcuni della plebe per male 
insinuazioni di turbolenti, precipitarono in quel- 
l'Albergo supponendovi riposto un qualche uffi- 
ciale austriaco; ma l'innocenza trionfò, e l'Al- 
berga tore altra difesa non oppose fuori quella 
della purezza della sua coscienza. 



20 

Il Documento rilasciatogli poscia da un ci- 
vico ufficiala, dal governo deputato alla rigorosa 
visita nell'Albergo, e che in compagnia d'altre 
quaranta persone adempiè al suo mandato , val- 
se e vale a proclamare la falsità dell'accusa e 
l'innocenza dell' accusato (1). 

Nel dopo pranzo del giorno 7 molti curiosi, 
ed io fui fra quelli, andarono a visitare i campi 
ove bivaccavano queste belve; e tali infatti appa- 
rivano tranne di pochi all'orrendézza dell'aspet- 
to. I soldati cercavan di famigliarizzarsi , e pure 
a me s'avvicinarono invitandomi a bere con esso 
loro. Io li sogguardai fremendo in segreto , ed 
ebbi luogo a persuadermi esser dessi un accozza- 
glia di gente tolta ai trivi ed alle galere. 

Nel corso della giornata accaddero parecchi 
avvenimenti. Un Medico austriaco passando per 
la Via de' Vetturini, si trovò d'improvviso col 
solo fodero della spada. - — Un soldato che ar- 
mato di fucile portavasi dal Maresciallo , se lo 
vide rapire improvvisamente ; altri che conduce- 
vano fuori Porta S. Felice una Corba di Pane, 
restarono senza Pane e senza corba. Il popolo non 
potendo per altro modo isprigionare la sua rabbia 
così isfogavasi col suo avversario. 

Sul far della sera parecchi militi che trova- 
vansi in città furono disarmati ritirandosi mal- 
conci alle loro tende , ed alcuni ufficiali a piedi 
ed a cavallo che entrarono colle loro ordinanze, 
fermatisi al Caffè del Commercio ristorarsi , eb- 
bero a fuggire precipitosamente. Ecco come fu. — 
Un giovane di sentire italiano si affacciò all'in- 

(i) Infatti in tanti anni che il Brun (così chiamasi 
il propriatario dell' Albergo ) è qui stanziato non è chi 
possa in nulla disapprovare la sua condotta civile e poli- 
tica. 



21 

gresso del caffè ove siedevano gli Austriaci e 
con sonora voce gridò; ogni italiano venga fuori 
di questo luogo , e tutti ratti sgombrarono di co- 
la. Gli Austriaci spaventati dall' improvviso rim- 
bombo e dall'istantaneo muovimento, snudarono le 
spade, e lasciato tutto in non cale parte a piedi 
e parte a cavallo s'involarono alla vista del po- 
polo che già incominciava a schernirli con ogni 
sorta di beffe. 

Non lascerò di dire come il Popolo vives- 
se in una continua lusinga di sentirli da un mo- 
mento all' altro partiti dal proprio suolo, perchè 
i Corrieri Francese ed Inglese che dalla To- 
scana si diressero in que 1 di al Quartiere di Wel- 
den, si ritennero per allora apportatori di Prote- 
ste de ; Eappresentanti quelle due Potenze, pro- 
teste che accertavansi riguardare 1' ingiusta inva- 
sione degli Stati della Chiesa. Se non che più 
tardi ebbesi campo a conoscere che trattavasi 
soltanto d'impedire 1' occupazione del territorio 
toscano , e por cui il Gran Duca , ( se vero egli 
è quanto si narra) discese a basse ed ontose con- 
venzioni. (Parmi, se non erro, ch'ei sia della Casa 
di Lorena ! ! ) 

Sul fare del giorno 8, V Austriaco punto di 
dispetto per l'accoglienza ricevuta in citlà il dì 
innanzi, vi ritornava sempre più in numero cre- 
scente ed in atto minaccioso, dal che avvenne che 
un Ufficiale ed altri soldati rimanessero feriti. 

Un Austriaco, colla consueta insolenza della 
sua Nazione, siedutosi nelle panche d' un Caffè 
dipinto ai tre colori, a noi sacri e carissimi, 
dimandò al Caffettiere schernendoli , un Caffé a 
tre colorile tosto da un animoso giovane n'ebbe 
in risposta un colpo di pistola che sventurata- 
mente offese il braccio sinistro d'un povero vecchio 



22 

che stavagli a Iato. Due Civici accorsero tosto 
a disarmare 1' orgoglioso alemanno e disponevan- 
si a ricondurlo incolume in mezzo ai suoi , quan- 
do una turba di popolo venuto a cognizione del- 
l'accaduto si slanciò furioso su d* esso e con so- 
lettissime bastonate accompagnollo sino verso 
Porta S. Felice dove ebbe il colpo di grazia da 
un Finanziere che colla sciabola lo atterrò cosper- 
so di sangue. 

E qui ebbe principio la gran lotta fralla 
masnada austriaca e la popolazione sfrenala. 

Intanto che a S. Felice accadeva quella mi- 
schia , tre Ufficiali superiori partivansi in carroz- 
za dal cuore della città ed altro a cavallo con le 
rispettive ordinanze recavansi al Quartier Gene- 
rale , ma giunti a S. Felice trovaronsi sul teatro 
della Zuffa. La Carrozza ebbe agio di attraversa- 
re poche straducole per valentia del Cocchiere , 
ma T ufficiale a cavallo dispregiando il tumulto, 
lo affronta , sprona il destriero e vistosi impu- 
gnare le redini ed impedire il passo, scarica sul 
popolo una pistola : buon per lui che seppe trar- 
re partito dall'improvviso sconvolgimento e dar- 
sela a gambe , altrimenti una lezione persuaden- 
te di pietre di grosso calibro avevanglì prepara- 
te le donne, che dalla finestra si disponevano di 
già a quel modo di combattere : il suo soldato 
cT ordinanza non corse la medesima sorte, perchè 
quasi per forza d' attrazione magnetica, all'esplo- 
sione del colpo scaricato dal suo Padrone sul po- 
polo, cadde stramazzone sul suolo , e mentre era 
sanissimo di corpo, novello Don Chisciotte, si 
credette V ucciso e voleva a forza esser morto o 
per lo meno ferito; ci volle del bello e del buo- 
no a persuaderlo del contrario, farlo drizzare in 



23 

piedi e torselo con ogni miglior garbo prigione. 

Queste parranno celie eppure sono fatli reali 
accaduti sotto i miei occhi. 

Dopo pochi istanti tutte le forze nemiche ac- 
campate fuori S. Felice alla distanza d' un mez- 
zo miglio, si concentrarono verso la Porta in 
ordine di battaglia , attendendo gli ordini de' 
loro superiori per introdursi in città con ogni 
maniera ostile : pareva però che aspettassero la 
risposta ad un dispaccio inviato dal Barone Per- 
glas al Pro Legato nel quale sappiamo, invitava 
immediatamente questo magistrato a mandare al 
suo quartier generale il Senatore ed il Colonel- 
lo de' Carabinieri onde con essoloro concer- 
tare le misure da addottarsi nella emergente cir- 
costanza. E si fu precisamente un Ufficiale di Ca- 
rabinieri che tralenne una scorreria di Cavalieri 
nemici che con sinistre intenzioni s' innoltravano 
dal Ponte S. Felice. U Uf(kfiale accertolli che 
fralle autorità della città e^r loro superiori s'addi- 
veniva ad uno accomodamento amichevole, ed essi 
determinarono di desistere dalle loro prave voglie. 

1/ ottimo Senatore Zecchini in compa- 
gnia del Comandante il corpo de* Carabinieri 
ed altri ragguardevoli personaggi s'era di già re- 
cato al Quartier generale austriaco, ed il Perglas a 
riparazione delle patite ingiurie, (diceva esso) ed 
a garanzia dell'avvenire, chiedeva nientemeno che 
una contribuzione forzosa e sei ostaggi scelti 
fralle persone le più. ragguardevoli della città. (1) 

Ciascun ch'abbia fior d'intelletto e di coscien- 



(i) N. B. La 4, condizione la richiese a voce , la 
2. anche per iscritto , ciò che appare anche nella sua 
lettera deli' 8 , diretta al Pro-Legato. 



24 

za , può bene immaginare quale sieno stati il 
raccapriccio e lo sdegno dell' illustre magistrato 
nell' udire pretese siffatte ; se non che égli fre- 
nando gl'interni moti e solo pensando alla situa- 
zione del suo paese, con solenne rassegnazione si 
offerse ad ostaggio purché si cessasse dalle o- 
stilità; alla quale generosa offerta, l'austriaco 
confuso rimanendo, siccome quello che nel caso 
del Senatore non si sarebbe sentito capace di si- 
mile atto , rispose a tronca voce ; Voi sarete ti- 
no , ma trovatemi gli altri cinque. 

Il Senatore avrebbe dovuto dare all' austriaco 
oltracotante una risposta pari a quella che il cit- 
tadino fiorentino dette al superbo Duce France- 
se in Firenze, ma non l'avrà data avuta riguardo 
alla sua cara Bologna cui troppo amore legavalo. 

Ritornato il Senatore in Città manifestò al 
Pro-Legato le intenzioni e le pretese dell'Au- 
striaco , che accordava due ore di tempo a de- 
terminarsi, cioè o a consegnare sei ostaggi fra 
gli Ottimati della città, o a patire una vendetta 
della quale si sentiva in diritto la sua truppa. 
Erano le due pomeridiane. Si fu allora che il 
Pro-Legato tenerissimo del suo paese e non per- 
mettendo ch'altri corresse rischio di sorta, risol- 
vette d'offrir se stesso ad ostaggio, e questa eroi- 
ca sua risoluzione comunicò al Comando Austri- 
aco alle ore tre e mezzo . dopo un' ora 1* Au- 
striaco rispondeva coli' accettare la vittima, co- 
me V unico mezzo di calmare V effervescen- 
za, (i) 



(0 Altra Lettera di Perglas. 8 Agosto cori cui ac- 
cetta 1' ostaggio nella persona del Pro-Legato. 



25 

Il venerando vecchio con nobilissima rasse- 
gnazione disposto al sacrificio, pronunciò le se- 
guenti parole che resteranno ad eterno ricordo 
di sua generosità e fermezza. — tengo così di sai' 
vare la patria •■ ; sicché ordinate le cose alla 
meglio che potevasi nel breve tempo che permet- 
tevagli la situazione miseranda, e conferito il 
suo potere alla Rappresentanza Municipale s' av- 
viava al campo nemico; ma egli non potè rag- 
giungere il suo scopo, perchè gli Austriaci che 
vedendo ritardare l'ostaggio, dubitando non le 
sue parole fossero veraci , avevano di già inco- 
minciate le ostilità , ed il popolo che d'altra parte 
diselciava le strade e formava barricate , gli chiu- 
devano per ogni dove il passo. 

Prima della sua partenza dal Palazzo Gover- 
nativo, il Pro-Legato annunziava al Popolo in un 
suo Proclama, recarsi egli stesso ad ostaggio dal- 
l' inimico affinchè la città fosse salva, ed esortava 
per conseguenza a rispettare il suo sacrificio , ma 
non era per anco uscito da' torchi il Proclama , 
eh' egli suo malgrado retrocedendo , avendo do- 
vuto , siccome già dissi , desistere dal suo divi- 
samento, colse il destro per aggiungere alle pri- 
me sue parole le seguenti 

Ore 6 e mezzo pomerid. 

4 Ho tentato di compiere quanto io vi an- 
« nunciava superiormente. Le barricate e il fuo- 
« co vivo di una virile difesa che ho incontrato 
« ad ogni porta della città me lo hanno impe- 
« dito. 

Il Pro-Legato 

Bianchetti. 
2 



26 

Il Lettore bene intende che mentre il Pro- 
Legato percorreva ansioso or P una or 1* altra 
delle Porte della città per darsi in ostaggio al 
nemico ed impedire le offese , il popolo aveva 
dato principio alla sua lotta , anzi lorchè il 
Pro-Legato entrò nuovamente la sua residenza, e- 
ra il bollor della zuffa. 

Le botteghe tutte serrate, e le strade deser- 
te fuori quelle dove ferveva la pugna. 

Il giusto sdegno del Popolo giunse al colmo 
allorché fu sciente delle richieste dell' Austriaco 
e d'indi in poi egli non ascoltò che la voce 
di una giusta vendetta : sicché non più atten- 
dendo ai detti né agli scritti , all' opra soltan- 
to si dispose. 

Intanto che a S. Felice cominciavano le o- 
stilità dal disarmamento del soldato d' ordinanza 
per parte del popolo e dalla scarica sul popolo 
fatta dalle guardie austrìache che ne custodivano 
la porta , alle Lamme alcuni Dragoni venivano 
feriti : fuori Porta S. Mammolo un altro Pic- 
chetto ne veniva posto in fuga dopo averne la- 
sciati due morti sul suolo ed altri malconci che 
si diressero nullameno barcolando a Porta Mag- 
giore : pure cola uno di essi trovò la tomba 
dopo di avere più volte percorso lo stradale da 
quella Porta al Foro Boario. 

Era intenzione degli Austriaci di guadagna- 
re il colle S. Michele, piantarvi sopra i Cannoni 
e distruggere la città , ma noi poterono , tanto 
fu la massa del Popolo che glie V impedì pre- 
vedendone le terribili conseguenze. 

Una favilla apprese quel fuoco che doveva 
divenire una immensa voragine. Tra che il Po- 
polo era iroso e vago di battagliare , P Austria- 



27 
co lo provocò per soprassello colle sue pretese ; 
cosicché può dirsi che il Papperò cadesse da se 
nella melmetta. 

Da ogni lato udivasi il grido dell' allarme 
e lo sparo del fucile. Poco tardò ad udirsi pur 
anco il rimbombo del Cannone , lo scoppio delle 
bombe, il fischio della mitraglia, dei razzi e 
d* ogni altro materiale di guerra. 

In quel torno medesimo si accorreva alla 
pugna dove ella più ardeva , le donne formando 
barricate erano aiutate dai fanciulli che si pren- 
devan giuoco de' progettili , ora spegnendo il ca- 
napo delle bombe, ora arrotolando per le vie le 
palle de' cannoni, ora intascando la sparsa mitra- 
glia. 

Eccola? eccola, gridavano i monelli, e s'accal- 
cavano intanto V uno sulP altro chi versando Pa- 
cqua sugli incendiari razzi , chi strappandosi di 
mano la fune micidiale. Piero, e due dei merlotti, 
e tre? e quattro; cosi dicendo contavano i morti au- 
striaci mano a mano che vedevanli cadere sul suolo. 

Lo spettacolo a chi ben lo considerava era 
ovunque imponente; ed accrescevane la tetraggine 
il lugubre tocco delle Campane tutte della città 
che suonavauo a stormo, e cui rispondevano quel- 
le delle vicine Parrocchie della campagna: però il 
luogo del maggiore pericolo e che in seguito do- 
veva esser quello della maggiore gloria pei Bo- 
lognesi fu la Montagnuola , formidabile posizio- 
ne , dove il nemico avvanzatosi a marcia forza- 
ta dalla PortaGalliera con Fanti, Cavblli ed Arti- 
glieria , si dispose in ordine di battaglia pian- 
tando ai lati due cannoni da 12 , e nel mezzo 
un Obizzo che vomitò per ben tre ore la morte. 

Molti Civici accorsero tale e quale si trova- 



28 
vano vestili , ed è qui V errore in che incorsero 
alcuni che supposero avere i civici in assai poca 
quantità presa parte alla lotta, perchè poca 
quantità videsi in quelP ora vestita in unifor- 
me; ma a lode del vero la Civica Bolognese non 
fu nello scontro seconda a niuna altra arme che 
pugnasse in quel di. 

Le tettoie delle fabbriche situate a fronte 
ed ai lati della Montagnola, erano ghermite di 
gente che scaricava su quegli sgherri, che coll'avi- 
dita della tigre lambir volevano V umano sangue, 
attendendo poscia il momento propizio per ab- 
battere edifici , incendiar case ed entrarle ratti 
a depredare. Pareva loro facil cosa , domare 
P ardire d' un popolo , che chiamaronlo , fra 
loro stessi , vigliacco. 

Sciagurati ! il fatto più volte vi provò che 
cosa sia un popolo irritato, e se V italiano di 
qualunque città il vogliate, sia vigliacco o ardi- 
mentoso. 

I Toscani , secondo la Gazzetta d'Augusta 
dello scorso Aprile, eran raandre di Pecore che 
s'involavano al primo sparar d'un fucile, eppu- 
re i poveri Toscani nelle loro disffatte, insegna- 
rono come si sappia morire sul campo d'onore. 

Ma 1' Austriaco gonfio delle recenti vittorie * 
riportate sui piani di Lombardia, non so se per 
ignoranza o per tradimento di chi reggeva la mi- 
lizia italiana, prendeva tutto e tutti a gabbo e 
combatteva schernendo il nome italiano avendo 
ben di sovente sul labbro una bestemmia, sua pre- 
diletta frase (Porca taliane). Cosi essi in com- 
battendo vanno ululando non altrimenti di fiere 
lorchè appicchino una zuffa. 

Lettore mio dolce ti dirigo ora a Porta 



29 
Lamine nel momento istesso nel quale un corpo 
d'Austriaci che trovavasi cola, tentava congiun- 
gersi a quelli accampati in Galliera. Non appena 
i bravi popolani dì quelle contrade s' accorse- 
ro delle costoro intenzioni, che sbaragliaronli, di- 
spersero ed uccisero. E tutto ciò facevano que* 
valorosi con pochissime arme da fuoco; e in 
men che non si dice 5 riuscirono a porre 1' avver- 
sario in piena rotta, fugarlo e chiudere la Porta 
munendola subitamente di solide e ripetute bar- 
ricateli cannone però facevasi iteratamente senti- 
re cosi a Porta Galliera come a Porta S. Felice e 
più che in altro luogo alla Montagnola, con gra- 
ve danno delle circostanti fabbriche: i razzi e le 
racchette incendiavano qualche casamento, ma 
la valentia de' Pompieri bastò a porre un subito 
argine ai disastri che minacciavano. 

Alla Montagnola i nostri attaccarono di fronte 
le schiere allernanne, cui valide barriere facevano gli 
spessi alberi , e sotto la pioggia della mitraglia, 
tempestati da palle da ogni lato, giungemmo alla 
perfine coli' aiuto d* un qualche Carabiniere a 
guadagnar terreno e porci al grado di prendere 
alle spalle V inimico. 

I Finanzieri anch'essi oprarono portenti , e 
tutti in somma fecero prodigi di valore. Non pri- 
ma i nostri s'accorsero d'un po' di scompiglio 
sparso nelle coloro fila, che presero tale un co- 
raggio di fronte cui tutta doveva cedere. Quale 
momento! Un onda impetuosa di Popolo cui solo 
un pensiero governava la mente ed il cuore: Pin- 
dipendenza della patria. Fuori il barbaro , fuori l'as- 
sassino, erano le voci che s* udivano rimbombare in 
mezzo a tanta confusione e alla polve che per ogni 
dove alzandosi formava una densa nube insieme 



30 

col fumo che velava lo splendore dei morenti 
raggi del dì. 

Veggeudosi a mal partito ridotti, pensaro- 
no gli austriaci uscir di quel laberinto, ciocché 
eseguirono con tale confusione che se il popolo 
s'accorgeva del loro divisaniento, facil cosa gli 
sarebbe stato il porlo in piena rotta. 

Assai si ottenne ponendo il nemico in fu- 
ga , sbaragliandolo ovunque e facendone mol- 
ti prigioni , ma più assai sarebbesi ottenuto , 
se la squadra de" Carabinieri a cavallo avesse po- 
tuto a tempo arrecare il suo aiuto, poiché con 
essa sarebbeglisi senza meno tolti tutti gP istru- 
menti di guerra che aveva trasportato colà sui 
pubblici Giardini. 

Ma la colpa non fu de* poveri soldati: il Sig. 
Commendatore Cortassa loro capo, aveva vietato 
d'accorrere alla difesa : e quando que' valorosi di- 
staccatosi a viva forza da esso giunsero sul cam- 
po di battaglia , il nemico aveva di già guada- 
gnata la via che conduce a Porta Galliera , e soc- 
corso dalla cavelleria potè trasportare seco i can- 
noni — (1). 

Nella fuga il nemico patì gravi danni , per- 
chè il popolo infuriando sovr'esso, nella zuffa mas- 
sacrava ed atterrava quanto paravaglisi dinan- 
zi; non già ch'egli non rispettasse i prigioni; che 
anzi generosissimo, a que' che deposero le armi 
rassicurò di ogni oltraggio. 

L'Austriaco lasciò morti sui suolo da più di 

(i) II Sìg. Cortassa, sebbene con magre ragioni, 
tentò scusare il suo operato in un lungo articolo inse- 
sito nella Gazzetta di Bologna. E egli innocente ? li 
tempo lo proverà : giudicherallo la storia. 



31 

70 uomini fra cui due Ufficiali, uno de' quali era 
il Comandante l'artiglieria , ed anzi la caduta di 
quest' ultimo fu il primo segnale dello scora- 
mento e quindi della dispersione dell'esercito. 

Oltre a 70 prigionieri furono fatti sul cam- 
po di battaglia , e 16 feriti vennero trasportati al- 
l'Ospedale dove ricevettero quelle cure che det- 
tauo la civiltà. 

Il popolo condusse i prigionieri al Pubblico 
Palazzo , come trofeo riportato dalla vittoria, e 
colle grida di Viva V Italia li abbandonò ivi in 
un cortile alla custodia di chi da esso deputato se 
ne dichiarò mallevadore. 

Non era per anco tramontato il sole, quando 
dai Publici Giardini disparvero le orde selvaggie: 
non però il combattimento era cessato, poiché ad 
ogni tratto udivasi il cannone ora dalla direzione di 
Galliera , ora da quella di S, Felice ; e sembra che 
l'inimico radunasse in que' due punti le sparse 
masse perchè dalle Lamme , da Porta Maggiore e 
da S. Isaia era affatto partito. 

Non è chi possa positivamente valutare il 
danno ch'egli patisse, poiché seguendo il suo 
barbaro costume, racchiuse gran quantità di morti e 
di feriti d'insperabile guarigione, in una casupola 
fuori Porta Galliera e quindi la incendiò. Così 
egli toglie all'avversario il mezzo di potere mi- 
surare le sue perdite. 

Ne' di seguenti seppesi da alcuui di essi 
smarriti per le campagne e fatti prigioni dai no- 
stri villici, che circa a 200, fra cui non pochi 
ufficiali, furono i loro morti, e parecchie caria di 
feriti si videro partire per alla volta di Cento e 
di Malalbergo: cosicché si calcola che da 500 au- 
striaci rimanessero fuori di combattimento. 



32 

Noi avemmo a deplorare la perdila di una 
ventina d'uomini morti sul campo d'onore , e da 
circa settanta feriti che vennero tosto dalla patria 
carità soccorsi e trasportati dove le fraterne cure 
potevane alleviare la sventura. 

Ritornando al popolo trionfante, eli' era u- 
na scena piacevolissima il vederlo correre ebbro 
della sua vittoria, munito delle vestimenta e de- 
gli arnesi nemici : ciascuno portava processionai- 
mente il segnale della battaglia, e dato alquanto 
sfogo air allegria , tutti i cittadini d' ogni sesso 
e d' ogni ordine si disposero ad avvalorare il 
trionfo con opere durature anzicchè con inutile 
sollazzo. 

Quasi un nulla fosse stato quattro ore di ac- 
canito combattimento, il popolo in massa si ac- 
cinse ad improbe fatiche 7 costruendo da per tut- 
te le vie della citta nuove solidissime barrica- 
te ; sicché Bologna che nel suo interno rappre- 
senta di già una inespugnabile fortezza mediante 
i suoi continui sotteranei e le sue spesse colon- 
ne, coll'ajuto delle barricate avrebbe potuto ci- 
mentare anche un trenta mila uomini che aves- 
sero ardito d'entrare le sue porte. 

Tanto ella è forte all' interno e debole al 
l'esterno, che lo stesso Capitano del secolo ebbe 
a dire, che al di dentro è una fortezza di primo 
ordine e al di fuori un debolissimo baluardo. 

I cittadini tosto che si accorsero della 
ritratta del nemico da ogni punto, chiusero le 
Porte guarnendole d'ogni mezzo di difesa: le mura 
che circondano la città erano coronate di vari 
presidj di popolaui, i quali di tratto in tratto 
scaricavano sugli avamposti austriaci e su qualche 
Dragone che veniva ad esplorare i nostri movi- 



33 

menti :Le campane non lasciavano dallo stormire e 
molti abitanti dei dintorni si costituirono in gros- 
se pattuglie che andavano in cerca- degli sbandati, 
sendo avidi pur es i di farne preda: e queste pattu- 
glie poterono discuoprire essere il nemico realmente 
concenirato in due punti , cioè fuori Galliera e 
S. Felice alla distanza di un mezzo miglio al- 
l' incirca: tutti starsene i Fanti dritti in sui pie- 
di in ordine di battaglia girando continuamente il 
capo nella tema d'essere sorpresi ; i Cavalieri ri- 
manere permanenti in sella, e i cannoni coi cavalli 
attaccali e gli uomini sopra. In questa posizione 
stettero diffatto sino all'alba del di, momento nei 
quale cosi dall'uno come dall'altro punto si allon- 
tanarono da Bologna alla distanza di tre miglia 
all' incirca. 

i II Governo che fece attivare nell* Osserva- 
torio e in altri luoghi le debite esplorazioni , po- 
tè persuadersi della verità della loro ritratta , e 
ne lo confermò pur anco una lettera dello stesso 
Barone Perglas , nella quale addebitava alla no- 
stra slealtà i danni accagionati alla città. (l)Per 



0) Lettera di Perglas, datata dall' 8, e dal Pro- 
Legato, ricevuta il 9. 

Né là fermaronsi le austriache arti ed impudenze. La 
seguente lettera di Welden spedita da Rovigo I' H al 
Pro-Legato è di tale natura che spiega tutta la infame 
politica Austro-Gesuitica. 

Ponderala bene o Lettore 

h Sono troppo persuaso della lealtà di tutti i bene 
u intenzionati e specialmente delle Autorità di Bologna, 
u per renderli responsabili d' un atto della plebe , mes- 
ti sa sfortunatamente in effervescenza da un Motu-Pro- 
n prio del Papa stesso. Potrei piuttosto accusare di de- 



M 

Dio, bel modo, di ragionare egli è cotesto del- 
l' Austriaco ! Sta a vedere che Y aggressore di- 
venta l'aggredito e viceversa. Ei ci assale e tiene 
poi il broncio della nostra opera ! 

Non mancò il Governo d' accertare il popo- 
lo della situazione delle truppe austriache e di 
esortarlo a non addormentarsi sulla vittoria; che 
allora pia che mai era a dubitare d'un assalto 
improvviso e formidabile. Di fatto egli era a te- 
mersi , ma il Welden che soltanto nell'immagi- 
nazione aveva i trentamila uomini con che di- 
ceva invadere le Legazioni , pensò bene non cor- 



h bolezza , ma non voglio che compatirlo, poiché tanti 
ir altri sono soggetti a simile difetto 

ii Ben all' incontro sento V obbligo d' esprimere la 
u mia riconoscenza ai Carabinieri per la invitta loro 
u condotta in questa circostanza , e mi lusingo che un 
1/ pronto ristabilimento dell' ordine interno delle Lega- 
li zioni , da cui unicamente può procedere la trauquilli- 
« tà esterna , potrà far dimenticare questo vergognoso 
ìi incidente. 1/ 

11 T'eri. Maresciallo Comand. in Capo del 2.° 
Corpo di Riserva dell' Esercito Austriaco 

Welden. 

In questa lettera si osserva 

4.° Che il Welden dirigendosi con essa al Pro- 
Legato e ripetendo, dalla plebe soltanto gli avvenimenti, 
pone in mala vista le altre classi del popolo, quasi fos- 
sero queste rimaste inoperose sendo d' intelligenza con 
essolui. 

2.o Lodando i Carabinieri per la laro invitta condot- 
ta, che nel suo senso par che equivalga ad essere rima- 
sti inerti , viene con la sua lode ad escludere il merito 
di questi, perchè li fa supporre non aventi presi parte 
al combattimento , e così attizza discordia fra militi e 
cittadini. 



35 

rere il rischio dello imprudente Svedese Re, quan- 
do con trecento soldati presunse domar la Tur- 
chia. 

Gli Austriaci che nella ritirata , massime 
quando hanno la peggio, sono veramente Canni- 
bali , anche ne' dintorni di Bologna commise- 
ro immanità coerenti alla loro barbarie. 

L' animo rifugge alla ricordanza degli or- 
rori opratisi da quesli Vandali sulle innocenti 
creature nelle quali s'incontravano. Stupri, ucciso- 
ri senza riguardo a sesso e ad età , rapine , in- 
cendi , e mille e mille sevizie che sfidano le ne- 
fandità dei seguaci di Attila. 

Bisognerebbe che P emeretissimo Lord Bour- 
gham che nelle Sedute del Parlamento Inglese 
felicitava P Italia che tornava sotto P austriaca 
dominazione, s'abbattesse in una di quelle scor- 
rerìe delle orde di S. M. l'Imperatore d' Au- 
stria , ed allora non so con quale cuore ed im- 
pudenza potesse desiderare a questa povera mia 
Patria l' abborrito giogo Austriaco; con tutta la 
sua eloquenza ei non basterà a persuaderci a rima- 
ner lieti del patronato imperiale. 

Le parole non valgono quando sono contra- 



3° S'egli sapeva d' altra parte che i Carabinieri 
s' eran battuti , siccome per vero si batterono da Eroi, 
e voleva lodare que' che pugnarono, perchè accennare a 
loro , e dimenticare gli altri ordini di milizie, quando 
perfino il battaglione la Speranza, fé' prova di valore? 
Per infiammare gli animi alle gelosie e. agli odi. 

Insomma 1' austriaco dove non la può vincere col 
cannone e colla ferocia della Jena, adopra la malizia 
del serpe; ma ormai gli Italiani sono scaltriti, conoscono 
le austriache mene , e non si lasciano prendere alia 
ragia. 



36 

dette e mentite dalle opere , perocché quando 
pure sorgessero dalla tomba i Ciceroni e i De- 
mosteni , non basterebbero a difendere la causa 
austriaca in faccia all' offesa umanità. 

Sono troppo fresche le piaghe di Polonia e 
d* Italia perchè elle possano nascondersi sotto il 
velame delle politiche astruserie. 

Il gran sole della verità discioglie le dense 
nubi degli inganni e i monumenti dell* austriaca 
barbarie rimarranno perenni. La posterità vi si 
soffermerà inoridita, ed avralli siccome li hanuo i 
presenti , in esecrazione. (1) 

E seguita poi il nostro Oratore a dolersi 
dell' odio ingiusto che soffiasi da alcuni fanatici 
nel petto della plebe > contro l'Austriaco. In pri- 
mo luogo dirò che non \ 7 ha bisogno di mantice 
per accendere nel petto degli italiani V antipatia 
che naturalmente sente per la teutonica preponde- 
ranza, quindi v'aggiungo che se V italiano odia 
V austriaco ei n'ha ben donde; troppe sono le a- 
trocità eh* egli ha patito dal giogo dell'impero, 
perchè possa amare ed accarezzare il popolo ale- 
manno. 

Nullameno, siccome l'italiano sortì dalla 
natura docilità di costumi e generosità di cuore, 
io penso che se V Austria sgombrasse V Italia , 
r Italiano deporrebbe ogni odio e rimembranza 
del passato. Essi porterebbonsi coi fatti loro co- 

(i) Peccato che il bravo Lord non abbia chiamato 
in soccorso della sua tesi le auree dottrine del Gesuita 
P. Tapareili, ei vi avrebbe assaporato una squisitissima 
pietanza , poiché quel Reverendo assai gli avrebbe pro- 
vata P utilità che risulta all' Italia dall' Austriaco Im- 
pero. 



37 

me i Repubblicani di Platone col loro Poeta ,, 
Y incoronerebbero di fiori e farebbero mille ca- 
rezze, ed accompagnandoli in processione accom- 
miaterebbonsi in termini di riverenza conducendo- 
li bellamente ai confini. ,, 

Chi volesse enumerare le nefandità oprate 
da quella masnada, troppo tempo dovrebbe spen- 
dere e troppo dovrebbe contristare il proprio cuo* 
re e Y altrui , ma perchè i detti non vadano to- 
talmente dai fatti disgiunti, riporterò i seguenti 
che sono i più autenticati e riconosciuti general- 
mente in questa provincia. 

Allorquando gli Austriaci vista la completa 
insurrezione popolare e gli appareccchi di guerra 
che facevansi in città, determinarono di ritirarsi ; 
si diressero in parte nello stradale di Galliera 
p#r Castel maggiore, e in parte lungo l'Emilia 
a S. Giovanni. 

Sulla Parrocchia del Borgo , giungeva il 
primo corpo e trincerossi sul Ponte Reno pian- 
tandovi le artiglierie. 

Gli sfrenati soldati violarono tutte le ca- 
se de* villici , arsero i fenili , bebbero sino al- 
l' ubbriachezza e poi lasciarono che il vino ri- 
masto innondasse le cantine e le strade. Deru- 
barono quanto poterono ed uccisero chiunque si 
fosse loro parato dinanzi. E intanto che la sol- 
datesca si abbandonava a cosi abbominevoli ope- 
re, i signori Ufficiali andavano in traccia di giovani 
donne per svergognarle saziando cosi la loro infame 
libidine. V ottimo Arciprete di quella Parrocchia 
che tentò porre un argine a siffatte brutture, eb- 
be a patire inaudite sivizie , frali* altre quella di 
dover loro servire di vassallo ne' più bassi ser- 
vigi. 



38 

Vollero da lui ogni sorta di approvigiona- 
mento, e caricarono le loro biroccia d'infinita 
quantità di Zucchero, di Caffè ed altre diverse dro- 
ghe, di cui alla perfiine aveva un Comandante su- 
periore promessa la restituzione; ma i soldati che 
udirono tale promessa si riempirono le tasche 
di quanto più poterono ed il rimanente det- 
tero alle fiamme. 

Chi può ridire il Bestiame che inutilmente 
uccisero ? I Campi erano ricuopeiti di Buoi, di 
Vitelli scannati o mozzi della testa , e perfino 
delle Giumenta trovaronsi morti sul terreno. 

Alla loro partenza gli scellerati liberaro- 
no T Arciprete che con alquanti Civici del 
Borgo era al servigio di cosi nobili Signori : ed 
il valente Comandante salutava quel Sacerdo- 
te colle seguenti parole — Vale Archipraesbi- 
ter , memento quod post paucos dies proditrix 
Bononia igne desolabitur. Oh guot mille homines 
venient super Bononiam: de vobis fiet altera Cra- 
covia. 

Ecco come gì' iniqui glorificavano le loro 
nefandità, insultando con ciò all' umanità tradita 
ed offesa. 

Nell'Adamantino Registro forse sta scritto di 
già il castigo dovuto agli assassini della Gallizia, 
di Cracovia, della Lombardia e della Venezia: e 
dirò col Profeta, Quando V empio trovasi in 
mezzo ai suoi aurati appartamenti e stimasi fe- 
lice, la mano di Dio lo colpisce e riduce a nien- 
te - (1) 

La Famiglia d'un Bettini Macellajo, fu qua- 
si tutta tagliata a pezzi. 

0) Malach. Cap. IV. 



59 

Certa Rosa Monari ebbe il ventre aperto e 
toltele budella, che si trovarono sparse nella 
stanza ove dimorava. 

Paolo Nobili Merciajo, fu derubato anzi sac- 
cheggiato t e parecchi di sua casa feriti, alcuni 
de* quali gravemente. 

Giuseppe Villani mediatore, trucidato, vidde 
prima uccidersi la moglie e la domestica ed il 
suo figliuolo Camillo, giovinetto di nove anni 
ferito pur esso, narrò singhiozzando l'accaduto 
ai coloni, che tosto partiti que' barbari, accorsero 
ad assisterlo sentendone le disperate grida. 

Queste ed altre simili orrendezze succedeva- 
no nella Parrocchia d 1 Arcoveggio , intantochè 
l'altro corpo stanziato a tre miglia di distanza , 
circondava una casa di villici e le appiccava il 
fuodo ardendovi sette individui fra 1 quali due 
Donne ed un Fanciullo. 

Due viaggiatori di cui ignorasi il nome, che 
sperando essere più sicuri attraversavano le campa- 
gne , scontratisi in alcuni di questi barbari a 4 
miglia di distanza dal Ponte S. Felice, furono 
mozzi della testa e delle braccia, e lasciatene le 
membra sparse , giovarono vieppiù a testificare , 
seppure v' ha d' uopo , 1' austriaca ferocia. 

La Contessa Solimei eh/ ebbe la sventura di 
alloggiare nella sua Villa un Colonnello Tedesco, 
supponendo trar partito da quella per salvar se e 
le sue robe invocando soccorso nel momento del 
pericolo allo stesso Colonnello, fu brutalmente 
derubala dai cinque Dragoni che quegli le dette 
per iscorta : e fu gran mercè che le lasciassero 
la vita ; non però la risparmiarono alla famiglia 
colonica ove la Contessa s' era rifugiata, che su 
di quella isfogarono la satanica loro rabbia. 



40 

Nelle vicinanze della Certosa non mancarono 
ferimenti ed uccisioni nelle case medesime ove 
avevano chiesti alcuni di que' barbari ospitalità , 
ed ove la deplorabilissima compassione degli ita- 
liani l'aveva loro accordata. 

Taccio gli altri eccessi che si narrano e per- 
chè troppo patii nel riandare su questi , e perchè 
sono varie le voci che corrono sul loro conto. 

Ma quando sarà o fratelli che discendiate 
dalla vostra generosità importuna e dannosa? Quan- 
do sarà che vogliate persuadervi chi sieno questi 
bruti e qual destino ci attende se di nuovo preci- 
pitiamo nel profondo abisso della loro schiavitù? 

Deh, muoviamoci in massa per V amore de* 
nostri figli, delle nostre mogli, de' genitori, 
della patria ! 

Chiudiamo V orecchio alle stomachevoli pa- 
role de' Dottrinatori e solo un brando stringiamo* 
Questo sia il nostro oratore e la nostra guida : 
soltanto cosi avremo salute. 

Egli è forza spogliarsi d'ogni pietà, e con- 
siderare che chi è pietoso verso gli Austriaci , di- 
venta crudele verso gì* Italiani; perocché ove du- 
rasse un solo austriaco in Italia, il danno de'no- 
stri averi, de' nostri figli, della Patria sarebbe 
inevitabile. Però con tutte le mie ciancie, io pen- 
so V Italiano non cangierà d* indole giammai. 

Valga il seguente esempio. 

V era alcuno del Popolo che non poteva 
patire veder vivi coloro che poco innanzi aveva- 
no minacciatala distruzione della Città, mentre al- 
tri li dissuadevano dal commettere eccessi : Non 
vedi come sono avviliti ? dicevan questi — Se 
tu li uccidi sei peggio di loro — 

— Ma non rammenti, replicava P altro, 



41 

che il loro capo aveva promesso che se fossimo 
caduti nelle loro mani ci voleva fucilare ? 

— E vero , ma slam sempre là : noi siamo 
italiani e loro son tedeschi. 

— Hai ragione , riprese il primo V italiano 
dev' essere generoso , e si dicendo , esce ratto del 
Conile del Palazzo ov' erano i prigioni, prende 
seco una Bottiglia di vino e corre a bere con 
quelli. 

Ecco che cosa è il popolo italiano per sua 
fatalissima sventura. Il suo cuore e la sua affinata 
civiltà, furono, sono e saranno i suoi più crudi 
nemici. 

Ritorniamo a Bologna. Il giorno 9 essa pre- 
sentava uno spettacolo che mal potrebbesi rilevare 
con la penna. — Il Popolo sovrano e vittorioso 
era tutto in armi e guardava le Porte, le mura 
ed i punti più importanti della Città; e quasi qua- 
si , tant' era il suo entusiasmo, avrebbe desiderato 
di misurarsi nuovamente coli' inimico. 

Ad ogni tratto udivasi da voci lontane ecco- 
li eccoli, ed un eccoli, eccoli, ripetevasi dai vici- 
ni armati che pronti accorrevano alla bramata 
lotta ; ma il nemico non compariva e tutti ritor- 
navano ai destinati posti. 

Nel corso di quel giorno e di altri appres- 
so , alcuno de* nostri villici portarono festosi i 
prigioni che avevan fatti per le campagne; e 
fra V altre scene che offrironsi in que* dì, una 
fermò la mia attenzione ed ebbi luogo a vede- 
re come il popolo anche in mezzo alle faccende 
le più serie sappia trarre il ridicolo e valerse- 
ne a suo trastullo. « — Quattro del contado ave- 
vano fatti prigioni due Dragoni ad un miglio 
incirca da Bologna , e disarmatili , due di essi si 



42 

posero gli Elmi in testa, montarono a Cavallo 
forniti dei coloro arnesi , intanto che un altro li 
precedeva facendo trombetta d' una canna di 
cipolla; l'altro in uniforme austriaca giovava 
di retroguardia. — I prigioni stavano nel mezzo le- 
gati e con in testa i cappellacci dei villici. Gli urli, 
le risa, erano immensi e con lungo codazzo di 
popolo cosi entrarono la citta per la Porta S. 
Mammolo, Punica che rimanesse in parte aperta 
per par et chi di. Quando poi seppesi con certezza 
lo sgombro totale delle austriache orde dalla Pro- 
vincia Bolognese, si riaprirono le Porte, si sciolse- 
ro le barricate e ciascuno tornò alle sue primiti- 
ve incombenze. 

Alcuni facinorosi mischiatisi al popolo lo 
indussero a prorompere in qualche tumulto, ma 
d'uopo è render giustizia al vero; ad eccezione di 
pochi incorreggibili scellerati che profittarono 
della critica situazione del Paese per commettere 
impunemente ladronecci ed in seguito altri mi- 
sfatti , il Popolo Bolognese si condusse in modo 
plausibilissimo cosi nel dì della pugna e del peri- 
colo , come dopo la memoranda catastrofe. 

Il Bolognese che ha una particolare venera- 
zione per la Madonna di S. LUCA , rimarcò co- 
me una immagine di Essa che trovasi di faccia 
ai pubblici giardini, in quella mura medesima o- 
ve imperversò il vandalico furore, non fosse per 
nulla offesa; del che assai si piacque e volle tri- 
butamele omaggio con l'eriggerle un altare nella 
veniente Domenica , in cui celebrossi una Mes- 
sa che divenne splendidissima perchè vi assi- 
stè tutto il popolo insieme colle milizie accorse a 
gran passi dalle vicine città. 

Il Governo provvide tosto al lavoro da dis- 



43 

tribuitsi a chi ne mrtncava, e prima opera fu quel- 
la di ristorare le fabbriche della Montagnola, do- 
ve apposito marmo tramanderà ai nepoti la me- 
moria della tedesca rabbia. La città rimunerò i 
bravi Popolani coli' aggregarli tosto alla civica, 
premio da essi cotanto ambito. 

Soppiano i ricchi trarre partito dair indole 
ottima della plebe bolognese , la quale checche 
ne dicano i malvagi nemici suoi e dell'Italia, ha 
r animo proclive alla virtù e non le manca che 
d' esservi condotta. Quanti mai non divengono 
scellerati perchè trascinolli al delitto il bersaglio 
della fortuna e 1' incuria degli uomini ! 

Deh, voglia l'umanità progrediente pria eh' 
ogni altra cosa, porre seria attenzione a cotanto 
vero e lo ripari con 1' opra anzicchè con futili 
parole. 11 popolo in generale è sempre buono, e 
generoso, ed il bolognese racchiude in se tal ger- 
me di politiche combinazioni non comune ad al- 
tri della Penisola. 

Ne mi si voglia niegare l'indole eccellente 
di questo popolo, accusandolo per lo contrario di 
malvagità e prendendone argomento dai casi or- 
rendi teste accaduti, che l'opera di pochi tristi 
non debbe offendere l'onore della massa; altri- 
menti saremmo nella occasione medesima di quel 
Mussulmano Signore, che disse , purché il reo non 
si salvi, il giusto pera e V innocente. 

Una mano di scellerati contristò Bologna 
per alquanti dì, dandola in preda ad una anarchia 
la più spaventosa. Rapine, ferimenti, uccisioni ed 
altri mostruosi delitti si commisero a danno de' 
pacifici cittadini , ed in onta alla volontà degli 
onorati popolani, che pregavano il governo volesse 
abbandonare gl'iniqui alla loro vigilanza ed alla 



44 

giusta loro vendetta. Ma I Rappresentanti il go- 
verno y tra perchè trepidavano temendo la fe- 
rocia di que' ribaldi , tra perchè non sapevano real- 
mente a qual partito appigliarsi , lasciavano la 
città immersa nel lutto e nella maggiore desola- 
zione: dal che ne seguitava la crescente baldanza 
di coloro che nelle ore le più chiare del di e per 
le vie le più popolose davansi senza scrupolo a 
delinquere. 

La Guardia Civica non poteva agire, perchè 
affatto sprovisra d' armi in conseguenza de' passati 
avvenimenti ne' quali il popolo vuotò i Quartie- 
ri: i Corpi Franchi che qui trovavansi non vole- 
vano o non potevano porsi a contatto della plebe; 
e cosi que' manigoldi passeggiavano le vie quasi 
sgombre di persone conciossiachè i pochi che le 
percorrevano temevano ad ogni atmo d'essere ag- 
grediti. Forse i Rappresentanti il Governo non 
deterroinavansi ad agire perchè da un momento 
all'altro aspettavano il Cardinale Àmat, oggi de- 
putato a Commissario straordinario nelle Lega- 
zioni ? Dunque s' Ei tardava ancora un poco la 
città avrebbe dovuto soccombere sotto le rovine 
dell' anarchia? Ah, mi si perdoni, ma i Signori 
Rappresentanti mostrarono o poco cuore, o nullo 
intendimento. Un orgoglioso che fosse surto a 
dettar legge, un pazzo che avesse imposto a suo 
talento > sarebbero bastati ad intimorire quel Co- 
mitato che faceva tanto strana pompa di Ordini, 
di Contrordini, di Proclami, di Notificazioni e va di- 
dicendo. Povera Italia! Se i tuoi figli la seguitano 
a battagliar con le sole parole, tu sei perduta e 
perduta per sempre. Intanto l'austriaco non lascia 
un istante d'oprare ed opra con saggezza a nostro 
danno ed ha ragione. Ei disse di sgomberar lo 



45 

Stalo Pontificio e ancora v' è, e sta alle vedette 
aspettando che una guerra civile ci faccia Tua 
l'altro sgozzare, per quindi piombar su tutti ed 
ingojar tutto. (1) Siamo giusti o Italiani , che 
faremmo noi nel caso suo , se avessimo il suo 
criterio, le sue avvedutezze, i suoi interessi? Chi 
sa quanto egli abbia gavazzato nel diletto di sa- 
perci cosi dappoco , non atti neppure a prendere 
nell' interno un qualche salutare provvedimento. 
Mi si dirà, che in Bologna correva danaro au- 
striaco e che que' delitti furono suscitati dall' au- 
stria. Sia pure: e che perciò? Una ragione di più. 
per indagarne la sorgente e spegnere tosto e dalla 
radice il male. 

Oltreacciò se debbesi parlare il vero , i de- 
litti commessi, piuttosto che carattere politico a- 
vevano quello di particolari vendette. Chi sa fino 
a quando sarebbono seguitati, se la Provvidenza 
del Cielo, che dallo stesso male fa sorgere e fio- 
rire il bene, non avesse fatto sì che agl'iniqui 
fosse venuto in capo di uccidere un Carabiniere ; 
il quale attentato sebbene tornasse a vuoto, bastò 
a rompere in quel Corpo ogni freno fino allora a 
viva forza contenuto. — D'indi in poi Ei volle a- 
gire, e presentatosi al Cardinale che appunto nello 
stesso di era giunto a Bologna , gli mostrò la 
necessità di oprare senza indugio. Sembra che que- 
sti abbia aderito alle inchieste di que' militi, oggi 



(i) Ancora non è dato di sapere positivamante qua- 
li sieno stati i risultati della conferenza tenuta frallà De- 
putazione inviata da Roma al Welden, e questo Ufficiale 
Austriaco, in seguito ai casi del giorno 8. 

Un Cardinale Marini presiedeva alla conferenza ... 
Chi può indovinarne il vero ? 



46 
rendati assai benemeriti della Patria. Infatti sono 
già trascorsi tranquilli alcuni di in cui la città 
sembra tornata a nuova vita ; ed ha 1' aspetto to- 
talmente pacifico per quanto nella sera le nume- 
rosissime pattuglie e le soldatesche accampate 
nella maggior Piazza, la dipingano più presto che 
in pace, in istato d'assedio. Dio ci ajuti. 

Faccia senno il Governo Pontificio e ram- 
menti ciò che sta scritto in un volume a suo dan- 
no: in pace tiranno, in guerra imbecille. Procuri 
di smentire la bestemmia, ed allora soltanto chi- 
unque avrà fiore di senno e di coscienza , terrà 
lontano il più micidiale morbo ch'ora minaccia 
i Troni, e forse nel momento sarebbe dannosissimo 
ad Italia, LA REPUBLICA. 





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accorda la Legge sulla Proprietà Letteraria.